Scegliere un fornitore di marketing digitale non è una spesa “di contorno”: è una scelta che impatta direttamente su visibilità, acquisizione clienti e fatturato. Il problema è che il mercato è pieno di offerte che sembrano simili, ma che in realtà producono risultati molto diversi. In questa guida ti aiuto a capire come valutare un partner in modo lucido, evitando errori costosi e aspettative sbagliate.
Perché scegliere il fornitore sbagliato costa più del preventivo
Il rischio non è solo “perdere soldi”. È perdere tempo (mesi), perdere fiducia nel digitale e spesso ritrovarsi con un sito o campagne che non raccontano davvero la tua azienda. Peggio ancora: alcuni interventi (tecnici o pubblicitari) possono creare danni che poi vanno corretti con ulteriori investimenti.
Un buon fornitore non vende solo attività: porta chiarezza. Un cattivo fornitore, invece, aumenta confusione e dipendenza (“senza di noi non puoi fare nulla”).
Il primo filtro: obiettivi e contesto prima degli strumenti
Se un professionista parte dicendo “facciamo Ads” o “ti metto primo su Google” senza domande, fermati. Prima servono informazioni di base:
- Che tipo di clienti vuoi? (quantità vs qualità)
- Qual è il tuo margine? (non tutte le strategie sono sostenibili)
- Quanto è lungo il ciclo di vendita? (oggi o tra 3 mesi?)
- Qual è il punto forte reale della tua azienda?
Solo dopo ha senso parlare di SEO, advertising, social, email, automazioni e AI.
Prezzo: come capire se è “giusto” senza farti fregare
Il prezzo, da solo, non dice molto. Un costo basso può significare un lavoro standardizzato e poco personalizzato. Un costo alto può significare qualità… o solo branding. Il modo giusto è valutare il preventivo in base a:
- Scopo: cosa include e cosa esclude?
- Metodo: c’è un processo chiaro o solo “fare contenuti”?
- Output: cosa ricevi concretamente (report, dashboard, roadmap)?
- Responsabilità: chi prende decisioni e come si gestiscono i cambi?
Le 10 domande che devi fare prima di firmare
- Qual è l’obiettivo di business e come lo misuriamo?
- Quali KPI useremo e quali non contano?
- Che risultati sono realistici in 30/60/90 giorni?
- Quali rischi vedi nel progetto?
- Chi lavorerà operativamente (nomi/ruoli)?
- Che strumenti userete e perché?
- Come sarà la reportistica (frequenza e formato)?
- Quanto è flessibile la strategia se i dati dicono altro?
- Cosa succede se dopo 2–3 mesi i risultati non arrivano?
- Il progetto ti rende più autonomo o più dipendente?
Un fornitore serio non si offende: risponde con chiarezza. Chi svicola, spesso non ha un metodo.
Agenzia, freelance o consulente strategico: cosa cambia davvero
Non esiste la scelta “migliore” per tutti. Esiste la scelta giusta per la tua fase:
- Agenzia: utile se hai molti canali, budget e bisogno di team completo.
- Freelance operativo: ottimo per task specifici (copy, ads, SEO tecnica), se sai già cosa fare.
- Consulente strategico: ideale quando serve direzione, priorità, roadmap e controllo.
Molte aziende vincono con un modello ibrido: una guida strategica + specialisti mirati.
Red flag: segnali che dovrebbero farti dire “no”
- Promesse certe (“primo in 30 giorni”) senza contesto
- Focus su vanity metrics (like, follower) senza conversioni
- Nessun accesso a dati/strumenti: tutto opaco
- Contratti rigidi senza checkpoint o possibilità di revisione
- Attività scollegate: “facciamo un po’ di tutto”
Cosa dovrebbe consegnarti un fornitore serio
Al minimo:
- Una roadmap (cosa facciamo e perché)
- Un sistema di tracciamento (GA4, eventi, obiettivi)
- Report periodici chiari (cosa è successo e prossimi step)
- Una logica di priorità (prima ciò che impatta davvero)
Conclusione: il fornitore giusto ti dà chiarezza
Il partner migliore non è quello che ti “riempie” di attività, ma quello che ti aiuta a capire cosa serve davvero, cosa non serve
RESTA AGGIORNATO!
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